06 giugno 2012

FIGU: PREBEN ELKJAER (Verona 1985-86)


Elkjaer Preben, (il cognome completo è Elkjaer Larsen) è nato nella periferia della capitale danese Copenhagen, l'11 settembre 1957. Da piccolo cresceva tanto e rapidamente, al punto che il padre preoccupato lo portò dal medico. La diagnosi fu rassicurante: sviluppo precoce. A quindici anni iniziò con il calcio serio nel KB, ma quello bravo in famiglia sembrava il fratello maggiore Flemming. Nel 1976 fu però il diciannovenne Preben a strappare un ingaggio tra i semiprofessionisti del Vanløse, squadra che due anni prima aveva vinto la coppa di Danimarca. Bastarono 15 partite e 7 gol per attirare l'attenzione del Colonia, prestigioso club tedesco. Qui Elkjaer visse due turbolente stagioni, per via di un rapporto tutt'altro che idilliaco con il tecnico Weisweiler. Leggendario l'episodio del confronto tra l'attaccante e l'allenatore, arrabbiato perché gli era stato riferito che Elkjaer aveva passato la notte in un night club con una bottiglia di whisky e una ragazza. «È una bugia» rispose lui. «Le ragazze erano due. E la bottiglia era di vodka».
Dopo due stagioni, con la miseria di nove presenze e un gol, il danese venne spedito in Belgio al Lokeren. Fu la sua fortuna, non solo perché lì incontrò Nicole, parrucchiera che poi diventò sua moglie («E che» confessò l'attaccante «mi ha messo la testa a posto»). Con 98 gol in 190 presenze, tra il febbraio 1978 e l'estate 1984, Elkjaer guadagnò i soprannomi di "boss di Lokeren" e di "pazzo di Lokeren". Nelle Fiandre le sue intemperanze (presentarsi alle partite quando il resto della squadra era già in campo, o arrivare all'allenamento a cavallo, la sua grande passione) venivano perdonate. E, nel frattempo, l'emergente Nazionale danese fondò su di lui la linea offensiva che, nel 1984, si schierò da perfetta outsider agli Europei di Francia. Invece la Danish Dynamite risultò una delle squadre più spettacolari e solo un errore ai rigori proprio di Elkjaer, nella semifinale contro la Spagna, che calciò alto, impedì alla squadra di sfidare la Francia di Michel Platini in finale.
Per l'attaccante, invece, era spianata la strada verso il calcio italiano. Fu il Verona ad assicurarselo, mettendolo accanto a celebrati campioni come il tedesco Briegel e a scarti di altre squadre come Fanna, Garella, Di Gennaro o Galderisi. Il risultato? Il Verona, guidato in panchina da Osvaldo Bagnoli, centrò lo scudetto. Elkjaer segnò otto gol, ma uno in particolare è rimasto il simbolo della cavalcata gialloblù: lo segnò alla Juventus, in una vittoria 2-0 in casa, dopo aver perso una scarpa, tirando all'angolino con il piede scalzo. A Verona restò altre tre stagioni, diventando l'idolo della folla. I suoi soprannomi, "cavallo pazzo" o "sindaco". Lasciati i gialloblù nel 1988, non prese nemmeno in considerazione le offerte di altre squadre italiane. Tornò in patria, al Velje, accolto come una star. Ma gli infortuni misero fine alla sua carriera nel 1991.
Appesi gli scarpini al chiodo (con uno scudetto e un secondo e un terzo posto nelle classifiche del Pallone d'Oro), Elkjaer ha tentato la carriera di allenatore, nel Silkeborg, ed è stato proprietario del B93, storico club di Copenhagen. Dopo un'esperienza come direttore di un canale televisivo sportivo, chiuso dopo solo un anno, ora è commentatore di calcio per un'altra tv danese. Nel 2007 ha venduto una maxivilla, per acquistarne un'altra alla metà della cifra appena incassata, tenendosi in tasca 10 milioni di corone (poco meno di un milione e mezzo di euro).



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